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Tipologie crediti cedibili
I crediti verso la P.A., Enti Locali e/o aziende partecipate, rappresentano la categoria di crediti maggiormente confliggente con le esigenze aziendali ed imprenditoriali in quanto le tempistiche di realizzo sono fortemente condizionate, in peius, a causa dei termini processuali dilatori riservati alla P.A. oltre che per il continuo replicarsi dei Decreti emanati dal Legislatore in soccorso degli Enti Pubblici per evitare che dichiarino dissesto finanziario.
Ancora, questa tipologia di crediti, per essere esatta in ambito giudiziale, necessita di un’istruttoria probatoria documentale molto più esigente, precisa e particolareggiata rispetto ai crediti verso soggetti privati e ciò sempre perché alla P.A. sono riservate maggiori tutele a garanzia della solidità economica dello Stato.
Cedendo tali crediti, si attualizza la pretesa creditoria ribaltando sul cessionario i disagi dell’attesa e l’alea circa l’incasso del credito e le tempistiche di incasso che possono durare anche diversi anni e con esiti incerti sempre che la l’Ente pubblico abbia fondi per pagare e non approfitti dei piani di riequilibrio finanziario o, peggio ancora, delle procedure di dissesto finanziario; se, poi, l’Ente pubblico dovesse essere, per qualsiasi motivo commissariato, l’alea del credito aumenterebbe esponenzialmente senza alcuna certezza neanche sulle tempistiche.
I crediti sanitari rappresentano una nicchia di mercato nella quale Co.Le.Fin. S.r.l. opera da diversi anni avendo maturato notevole esperienza nella gestione di questa tipologia di crediti.
Le criticità relative all’incasso di questi crediti sono spesso riconducibili ai dissesti finanziari delle A.s.l. di competenza ovvero agli scudi normativi che, spesso, il legislatore attua proprio per evitare squilibri finanziari e consentire la continuità aziendale della Aziende Sanitarie che operano in un settore particolarmente delicato.
In effetti, il modo migliore per azzerare i rischi di incasso, evitando, altresì, ingenti spese legali e processuali per le attività recuperatorie che spesso si prolungano “sine die”, consiste nel cedere tali crediti con formula pro-soluti alla Co.Le.Fin. S.r.l., ovvero ad investitori istituzionali per la quale quest’ultima funge da advisor.
Molte imprese hanno crediti Iva da incassare generalmente per il disallineamento tra aliquota Iva sugli acquisti rispetto alla medesima aliquota Iva per le vendite.
La cessione del credito Iva, tenuto conto che il prezzo di cessione è mediamente molto alto, è la soluzione ideale per ottenere liquidità immediata per fronteggiare spese imminenti senza dover attendere le tempistiche, notoriamente lunghe ed incerte, per ottenere il rimborso del credito erariale.
La cessione comporta, altresì, il trasferimento dell’obbligo di esibire la fideiussione bancaria all’Agenzia dell’Entrate in capo alla cessionaria superando, in tal caso, le difficoltà per la cedente di reperire questo tipo di garanzia per ottenere il rimborso del credito Iva e ciò sia perchè le banche equiparano l’emissione della fideiussione all’erogazione di un finanziamento di pari valore sia perché la fideiussione è molto onerosa sia in termini di accantonamenti che di premi annuali, fermo sempre il merito creditizio che deve essere idoneo.
Ancora, con la cessione si ottiene la manleva da responsabilità in ordine alla certezza, fondatezza ed esigibilità del credito Iva; infatti, la rischiosità circa l'opponibilità di eccezioni, anche compensative, da parte dell'amministrazione finanziaria ricade esclusivamente sulla cessionaria che si accolla tutti i rischi, compresi quelli relativi a contenziosi tributari da gestire.
I crediti fiscali (come Superbonus 110%, Sismabonus, Ecobonus, ecc.) nascono da lavori edilizi agevolati (es. ristrutturazioni, efficientamento energetico, miglioramento sismico) e si trasformano in un credito verso lo Stato che può essere compensato con le imposte oppure può essere ceduto se non vi è necessità di compensazione e vi è la necessità di liquidità immediata.
Cedere crediti fiscali ha diversi vantaggi pratici, soprattutto in termini di liquidità e gestione fiscale, ed in particolare:
Liquidità immediata
- Trasformi un credito “spalmato” in anni in denaro subito
- Utile per chi non vuole o non può aspettare 4–10 anni di detrazioni
Nessun problema di capienza fiscale
- Se non hai abbastanza imposte da pagare, il credito rischia di rimanere inutilizzato
- Cedendolo, monetizzi comunque tutto
Riduzione del rischio fiscale
- Eviti rischi legati a errori tecnici o documentali o a contestazioni future dell’Agenzia delle Entrate
- Il rischio si trasferisce (in parte) al cessionario
Semplificazione
- Niente gestione di quote annuali, compensazioni, controlli
- Incassi e chiudi la posizione
Miglioramento della posizione finanziaria
- Vi è un netto miglioramento del cash flow
- Evita immobilizzo di capitale fiscale
I crediti commerciali basati su titoli esecutivi non scontano l’alea del giudizio ma, dal punto di vista imprenditoriale, continuano ed imporre l’esborso di costi per la fase espropriativa oltre ad essere sempre una zavorra in bilancio fino al momento dell’incasso.
Ciò posto, nel caso in cui l’impresa volesse attualizzare il credito azzerando ogni rischio di incasso connesso alla necessaria fase esecutiva e senza dover sostenere ulteriori costi, la valutazione, ai fini della quantificazione di un’offerta di acquisto “pro soluto”, è basata su un semplice algoritmo che incrocia le risultanze delle indagini commerciali sul debitore (da effettuare ai sensi dell’art. 492 bis c.p.c.) con la previsione degli esiti di eventuali pignoramenti di conti correnti oppure, ipotesi più verosimile, con la vendita al pubblico incanto degli altri asset aggredibili (azioni, quote societarie, immobili, crediti, aziende e rami d’aziende, beni immateriali, etc.).
Inoltre, nel caso in cui l’unica espropriazione possibile sia quella immobiliare, il creditore sarebbe tenuto a sostenere ingenti spese vive (certificazioni notarili, iscrizioni a ruolo, compensi professionisti delegati, perizie e consulenze tecniche, trascrizioni e registrazione atti, onorari custode, compensi al legale, etc) oltre a dover attendere lunghe attese di realizzo dato che, come tristemente noto, le procedure esecutive immobiliari possono durare anche molti anni e con l’aggravante che non è garantito il risultato in quanto numerose sono le vicende giuridiche che possono intralciare il proficuo percorso ablatorio, soprattutto in sede di pubblico incanto di vendita coattiva.
La cessione “pro soluto” evita di sostenere le notevoli spese legali e di esecuzione, ribalta sul cessionario l’alea dell’incasso del credito e, soprattutto, attualizza subito le proprie aspettative creditorie con consequenziale disponibilità immediata di provvista.
Le imprese, spesso, si trascinano in bilancio crediti di difficile esigibilità verso clienti sia a causa del valore esiguo dei singoli crediti, che non giustificherebbe l’avvio di azioni legali, sia per le incertezze sulla solvibilità dei debitori, probabilmente incapienti ed illiquidi, sia perché il quadro probatorio non è esaustivo.
Se questi crediti sono numerosi ed hanno un complessivo valore economico alto, possono essere ceduti alla Co.Le.Fin. S.r.l. ad un euro con la previsione di retrocessione al creditore cedente di una quota di quanto incassato;
Questa scelta avrebbe il triplice vantaggio di consentire la pulizia del bilancio da crediti inesigibili, di evitare l’esborso delle spese di recupero, di incassare parte dei crediti ceduti a posteriori senza aver speso nulla.
Qualora i crediti dovessero essere, invece, oggettivamente inesigibili perché, ad esempio, prescritti o vantati verso imprese cancellate o verso soggetti irreperibili ovvero nullatenenti, si può optare per il servizio “pulizia bilancio” al quale si rinvia.
Per i crediti garantiti da ipoteca, la valutazione ai fini della quantificazione di un’offerta di acquisto “pro soluto” è basata su un semplice algoritmo che incrocia le risultanze delle indagini commerciali sul debitore con la previsione di vendita del cespite immobiliare al prezzo di mercato dal quale sottrarre il margine atteso.
Inoltre, più che per le altre tipologie, i crediti ipotecari impongono al creditore di sostenere ingenti spese vive (certificazioni notarili, iscrizioni a ruolo, compensi professionisti delegati, perizie e consulenze tecniche, trascrizioni e registrazione atti, onorari custode, compensi al legale, etc) oltre ad esporlo a lunghe attese di realizzo dato che, come tristemente noto, le procedure esecutive immobiliari possono durare anche molti anni e con l’aggravante che non è garantito il risultato in quanto numerose sono le vicende giuridiche che possono intralciare il proficuo percorso ablatorio, soprattutto in sede di pubblico incanto di vendita coattiva.
La cessione “pro soluto” evita alla Procedura di sostenere le notevoli spese legali e di esecuzione, ribalta sul cessionario l’alea dell’incasso del credito e, soprattutto, attualizza subito le proprie aspettative creditorie con consequenziale disponibilità immediata di provvista.
Sovente, accade che il creditore riesca a mettere in esecuzione un titolo effettuando un pignoramento presso terzi (in genere datore di lavoro, Ente o Ministero, Inps) che comporta l’assegnazione periodica di una quota disponibile dell’emolumento del debitore ma, comunque, non superiore al quinto del montante mensile e sempre al netto ed in coda a precedenti pignoramenti o cessioni che ne riducono la quota disponibile.
Ovviamente, data la modestia dell’importo che viene assegnato periodicamente (sempre che non sia necessario attendere il soddisfacimento prima di un altro creditore) è difficile pensare che il creditore possa trovare soddisfazione a breve per cui la cessione del credito è la migliore soluzione per il creditore che, anche se in misura ridotta, viene soddisfatto senza esporsi ai rischi del “lungo periodo” tra cui l’evento “licenziamento” ovvero l’evento “morte” del debitore che stroncherebbero ogni aspettativa di realizzo.
Molto spesso, le Imprese vantano crediti insinuati nel passivo di Procedure concorsuali; notoriamente, i riparti delle Procedure concorsuali sono insoddisfacenti anche per i creditori privilegiati e, comunque, necessitano di tempistiche lunghe per vedere confermata la previsione di assenza di riparto ovvero il riparto di percentuali minime che, sicuramente, non giustificano l’attesa.
La cessione di tali crediti è basata sulla valutazione dell’attivo della Procedura debitrice e la quotazione dipenderà dalle aspettative di incasso che potrebbero generare l’interesse ad acquistare anche questi crediti caratterizzati da assoluta e totale incertezza sull’an e sul quantum.
I crediti verso Enti in dissesto finanziario, oppure in riequilibrio finanziario, non possono essere recuperati giudizialmente perché l’Ente in dissesto è protetto dalla normativa che apre uno scudo contro tutte le azioni ad impulso di parte. In effetti, l’Ente, tramite un altro organismo (OSL) proporrà stralci importanti ai creditori (anche del 70/80%) da pagare in media in cinque anni sempre che il piano economico di risanamento trovi proficua attuazione.
Ancora, se il primo piano di risanamento del dissesto non si è compiuto nel primo quinquennio, l’Ente può aprire una nuova procedura di dissesto ed i termini iniziano a decorrere nuovamente.
La cessione di tali crediti e la relativa quantificazione dipendono dalla sostenibilità del piano di risanamento e dallo scenario politico che può intralciare l’esecuzione del piano per vari motivi.
In ogni caso, la migliore aspettativa è l’incasso di una piccola parte del proprio credito in un arco temporale di 7/8 anni, sempre che vada tutto bene.
Cedendo tali crediti, si attualizza la pretesa creditoria ribaltando sul cessionario i disagi dell’attesa e l’alea circa l’incasso del credito e le tempistiche di incasso che possono durare anche diversi anni e con esiti incerti sempre che l’Ente pubblico abbia fondi per pagare e non venga commissariato per altre ragioni.
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